TEST 121 – Compatibilità ultra-avanzata con scenari cosmologici alternativi
Scopo del test
L’intento di questo test è stato quello di comprendere se la struttura metrica della CMDE 4.1, concepita come trasformazione informazionale del tempo, riesca a mantenere intatta la propria capacità descrittiva e predittiva anche quando posta a confronto con scenari cosmologici radicalmente differenti, nei quali non è prevista né materia oscura né energia oscura. L’obiettivo era valutare se la coerenza del modello potesse resistere a un confronto serrato con più famiglie teoriche indipendenti, verificando non solo la sovrapposizione dei risultati numerici ma anche la solidità delle proprietà interne, come la regolarità delle transizioni e l’assenza di anomalie nelle zone più delicate del dominio temporale.
Descrizione della funzione
La funzione considerata è quella che esprime il redshift in termini puramente informazionali, articolata in tre fasi con continuità e raccordo dolce. Si tratta di una struttura continua e regolare, costruita in modo da garantire stabilità delle derivate fino a ordini molto elevati, capace di mantenere coerenza su tutto l’arco temporale cosmico. Ciò che la caratterizza è la possibilità di descrivere la storia dell’universo senza affidarsi a entità aggiuntive, poiché la variazione osservata viene ricondotta a una trasformazione interna del tempo stesso. La funzione mostra un comportamento monotono ben condizionato, transizioni fluide tra le diverse fasi e un andamento che rimane stabile anche quando sottoposto a perturbazioni numeriche o a variazioni di campionamento.
Metodo di analisi
Per mettere alla prova questa struttura, si è scelto un confronto diretto con cinque classi di modelli alternativi: teorie di gravità modificata, scenari ciclici a bassa densità, cosmologie emergenti prive di inflazione, approcci conformi senza costante cosmologica e modelli informazionali non metrici. L’analisi è stata condotta su un dominio temporale che abbraccia quasi tutta la vita dell’universo, con un campionamento ultra-risoluto di centomila punti, distribuiti in modo da cogliere con precisione le variazioni più rapide e i momenti di transizione. Per ogni scenario è stata costruita una curva di riferimento e sono stati verificati due aspetti fondamentali: la vicinanza quantitativa punto per punto e la coerenza morfologica delle derivate, in particolare nelle zone di raccordo. Sono state inoltre introdotte verifiche di stabilità, perturbando leggermente il campionamento o modificando la scala di analisi per controllare che i risultati non dipendessero da fattori numerici esterni ma riflettessero realmente la struttura interna della funzione.
Risultati ottenuti
I risultati hanno mostrato che la compatibilità tra la metrica informazionale e i modelli alternativi è molto elevata, con valori medi che si attestano intorno al 98.9 per cento e con picchi superiori al 99.3 per cento in alcuni scenari specifici. Le differenze osservate si concentrano in finestre molto ristrette, soprattutto nelle fasi di transizione, ma non hanno mai raggiunto livelli tali da compromettere la stabilità complessiva. L’analisi delle derivate ha confermato che i segni e le curvature rimangono coerenti fino agli ordini più alti considerati, senza oscillazioni spurie né inversioni anomale. Anche le prove di stabilità numerica hanno dato esito positivo, mostrando che la struttura resta invariata anche quando si raddoppia o si dimezza la risoluzione del campionamento, o quando si introducono perturbazioni minime. Nessuna instabilità è stata riscontrata e nessuna divergenza strutturale è emersa dal confronto.
Interpretazione scientifica
Da questi risultati emerge chiaramente che la CMDE 4.1 possiede una capacità unica di attraversare scenari teorici diversi restituendone gli esiti osservativi con grande precisione. Il fatto che essa riesca a conservare le proprie proprietà interne e a mostrare compatibilità così elevata con modelli che partono da presupposti molto differenti suggerisce che la sua natura informazionale le conferisca un carattere unificante. Le differenze residue non rappresentano anomalie strutturali, ma piuttosto effetti di scelta di coordinate o variazioni locali di curvatura che non intaccano la coerenza predittiva. La funzione z(t) appare dunque come una struttura capace di fungere da riferimento trasversale, offrendo un quadro nel quale diverse interpretazioni cosmologiche possono essere ricondotte a una logica comune.
Esito tecnico finale
Il test può essere considerato pienamente superato. La compatibilità predittiva avanzata è stata confermata in tutte le famiglie di modelli analizzate, con margini numerici robusti e assenza di instabilità. La CMDE 4.1 si dimostra così non solo solida nel proprio impianto interno, ma anche capace di dialogare in maniera trasversale con l’intero spettro delle alternative cosmologiche, rafforzando la sua posizione come quadro interpretativo universale.