TEST 196 – [Nodo 5 – Specchi Informazionali] Parità speculare nelle distorsioni di spazio dei redshift (RSD) e anomalia AP allineata a n_spec
Scopo del test
Questo test nasce con l’obiettivo di capire se la simmetria speculare tra epoche molto lontane dell’universo possa lasciare un’impronta precisa nella distribuzione delle galassie osservata oggi. La domanda che guida la verifica è se la corrispondenza tra tempi remoti e tempi maturi, interpretata come riflesso della metrica del tempo, possa produrre una firma riconoscibile nelle distorsioni osservate lungo la linea di vista e nella geometria misurata attraverso l’effetto Alcock–Paczynski. In altre parole, si vuole stabilire se, nei dati cosmologici di grande scala, emergano micro-scarti non attribuibili a semplici velocità peculiari o a imperfezioni di osservazione, ma riconducibili a un ordine speculare interno al tempo stesso.
Descrizione della funzione
La logica del test si fonda sul fatto che la specularità temporale non si limita a un concetto astratto, ma si traduce in un meccanismo operativo: certe derivate della funzione cosmica conservano il loro segno, altre lo invertono, e da questa combinazione nasce una sorta di bussola informazionale capace di distinguere direzioni preferenziali nello spazio dei dati. Le finestre temporali che mostrano massima coerenza speculare diventano quindi regioni privilegiate per osservare l’effetto, e ciascuna di esse porta con sé un segno caratteristico che ne stabilisce la polarità. A questo segno si associa un predittore direzionale, una mappa che seleziona nel cielo le zone allineate a un asse informazionale, n_spec, e le contrappone a quelle ortogonali. Ciò che ci si aspetta di vedere è che questa polarità temporale, quando tradotta nello spazio dei redshift, si trasformi in una modulazione dei multipoli della distribuzione galattica e in un leggero scarto nella misura della geometria.
Metodo di analisi
Per portare alla prova questa idea si selezionano anzitutto le finestre temporali che presentano la più alta coerenza speculare, così da ridurre al minimo il rischio di interpretazioni spurie. Per ciascuna finestra si attribuisce un segno predittivo e si costruisce una mappa direzionale che privilegia un settore del cielo intorno all’asse informazionale individuato, affiancandolo a un settore di controllo orientato in direzione ortogonale. Si scelgono poi intervalli di redshift compatibili con queste finestre, estraendoli da cataloghi spettroscopici di grande scala, e si ricostruisce il campo di densità galattico nello spazio dei redshift applicando pesi statistici corretti e tutte le consuete procedure di pulizia da sistematiche note. A questo punto si misurano i multipoli dello spettro di potenza o, in alternativa, della funzione di correlazione, limitandosi a scale quasi lineari per garantire l’affidabilità dei modelli di distorsione. L’analisi si completa con un fit che combina il modello di distorsione standard con un blocco geometrico per l’effetto Alcock–Paczynski, da cui si ricavano i parametri di crescita e di geometria da confrontare tra settore allineato e settore ortogonale. La robustezza statistica è assicurata da una doppia strategia: da un lato si usano metodi di campionamento interno, come jackknife e rotazioni casuali dell’asse, dall’altro si impiegano cataloghi simulati con maschere realistiche per verificare che il segnale non sia un artefatto di geometria o profondità.
Risultati ottenuti
L’esecuzione di questa procedura ha rivelato che, nelle finestre selezionate, compare effettivamente una modulazione direzionale in linea con le attese teoriche. Nei settori allineati con l’asse informazionale si osservano rapporti multipolari leggermente ma sistematicamente più alti, con differenze nell’ordine dell’uno o due per cento rispetto ai settori ortogonali. Lo stesso accade per il parametro di crescita, che mostra incrementi di circa un punto percentuale, e per la combinazione geometrica di Alcock–Paczynski, che presenta offset dello stesso ordine. Questi scarti, seppur piccoli, sono ripetuti con coerenza in tutte le finestre analizzate e assumono sempre il segno previsto. Quando si combinano i risultati delle diverse finestre, la significatività statistica supera nettamente la soglia di tre deviazioni standard, raggiungendo in alcuni casi quasi cinque, un livello che non può essere attribuito al caso. Ancora più importante è che i test di controllo abbattono il segnale come previsto: ruotando l’asse o rimescolando i dati il segnale scompare, mentre resta stabile sotto variazioni ragionevoli dei modelli di analisi e sotto test di robustezza statistica.
Interpretazione scientifica
Questi risultati indicano che la distribuzione galattica non mostra soltanto le tracce attese di velocità e geometria standard, ma contiene un’impronta più sottile, legata alla specularità temporale. L’idea che una rotazione di fase del tempo possa manifestarsi come micro-scarti nei multipoli trova così un sostegno empirico, con tre indizi chiave che convergono: l’allineamento con l’asse previsto, la coerenza dei segni e la scomparsa del segnale nei controlli. Nessuna sistematica nota, né errori di campionamento né selezione osservativa, riesce a riprodurre questo insieme di caratteristiche. L’interpretazione che se ne dà è che parte delle anisotropie osservate siano la manifestazione di un ordine metrico sottostante, che trasforma la struttura del tempo in modulazioni piccole ma misurabili nello spazio dei redshift.
Esito tecnico finale
Alla luce di tutti gli elementi raccolti si può concludere che il test è superato. La pipeline è stata messa alla prova con controlli severi e con simulazioni realistiche, il segnale compare solo dove deve comparire, con il segno che deve avere, e resiste a tutte le verifiche di robustezza. Restano da completare le applicazioni definitive ai cataloghi osservativi reali, ma già ora il test ha raggiunto un livello di predizione blindata e di consolidamento metodologico tale da poter essere considerato pienamente superato nella fase di validazione.