NODO P3 - Metriche quantitative di coerenza
Scopo del problema
Con il terzo studio avanzato di ricerca, la Fisica Informazionale affronta una delle sfide più ardue e decisive: stabilire se la coerenza dell’informazione possa essere misurata in modo quantitativo, universale e oggettivo. L’interrogativo che guida questo nodo non è meramente tecnico, ma tocca la radice stessa di ciò che significa riconoscere un ordine o un senso che resiste al tempo. La domanda è: come stabilire se un testo, un’immagine, una sequenza biologica o persino un vissuto coscienziale mantengano la propria identità attraverso le trasformazioni del divenire?
Questa ricerca non mira a una valutazione estetica o soggettiva, ma a fondare un criterio scientifico capace di distinguere tra ciò che persiste e ciò che si disperde. La coerenza, in questa prospettiva, non è un’impressione né un giudizio culturale, bensì un vincolo dinamico che assicura la stabilità dell’informazione attraverso il flusso delle fasi temporali descritte da CMDE 4.1. Il problema P3 si proponeva dunque di creare, definire e validare un funzionale universale — una misura canonica — capace di catturare questa continuità simbolica.
Contesto teorico
Il quadro entro cui si colloca la risoluzione è quello già tracciato dalla teoria CMDE 4.1, che descrive l’evoluzione dell’universo e dell’informazione attraverso tre fasi fondamentali: primordiale, log-Hermite e classica. In questo scenario, il redshift informazionale z(t) rappresenta la trasformazione delle strutture, la traiettoria R(t) esprime il cammino della coscienza universale e il potenziale Φ(t) sintetizza la forza interna che sostiene l’attualizzazione dell’essere.
I primi due problemi risolti hanno fissato i cardini teorici di questa costruzione. Il P1 ha unificato in modo inattaccabile le tre funzioni fondamentali z(t), R(t) e Φ(t), mostrando come esse si intreccino in un’unica dinamica. Il P2 ha classificato topologicamente le traiettorie R(t), fornendo la struttura geometrica necessaria per interpretare i percorsi della coscienza.
Con P3 si compie il passo successivo e inevitabile: fissare il criterio quantitativo che consente di dire se, lungo tali traiettorie e attraverso le fasi CMDE, l’informazione mantiene la propria figura o la perde. La coerenza informazionale diventa così la chiave per riconoscere continuità e significato nei domini più diversi.
Metodo risolutivo
La strategia seguita è stata tanto rigorosa quanto universale. Anzitutto si è riconosciuto che ogni oggetto osservabile — un testo scritto, un’immagine, una sequenza di DNA o uno stato di coscienza — può essere ricondotto a un flusso simbolico. Questo flusso è la base su cui operare la misurazione.
A partire da questa estrazione simbolica, il metodo ha definito un funzionale che integra tre componenti distinte ma inseparabili. La prima è la dimensione strutturale, che cattura la regolarità o la ridondanza all’interno della sequenza. La seconda è la dimensione topologica, che osserva le forme persistenti, i cicli e le simmetrie che resistono alle trasformazioni. La terza è la dimensione dinamico-semantica, che valuta quanto il flusso dell’informazione rimanga in accordo con il potenziale Φ(t) già definito in P1.
Queste tre componenti non sono trattate isolatamente, ma aggregate in un unico valore che assume sempre un numero compreso tra 0 e 1. Tale numero rappresenta la misura della coerenza: vicino a 1 quando la struttura simbolica resta se stessa, vicino a 0 quando si disgrega o si perde.
Il funzionale è stato inoltre concepito in modo da rispettare i vincoli di CMDE 4.1. Ciò significa che la misura resta invariante di fronte a semplici rilabeling dei simboli, a riparametrizzazioni monotone del tempo e a cambiamenti di scala. In altri termini, non è legata a un dominio particolare né a una scelta arbitraria di codici, ma riflette un criterio universale.
Infine, il metodo è stato applicato in modo parallelo a più domini concreti: ai testi, per riconoscere la differenza tra prosa coerente e sequenze rimescolate; alle immagini, per distinguere figure naturali da rumore; alle sequenze biologiche, per evidenziare la stabilità delle regioni codificanti rispetto a versioni surrogate; agli stati coscienziali, per misurare la continuità dei passaggi consapevoli rispetto a stati caotici o degradati.
Risultati ottenuti
L’esito è stato la costruzione di una metrica ufficiale di coerenza informazionale, valida e operativa in ogni dominio. Per i testi, il funzionale riconosce l’organizzazione interna e distingue nettamente tra opere ben formate e frammenti privi di ordine. Per le immagini, la misura si alza in presenza di simmetrie e figure riconoscibili, e si abbassa quasi a zero di fronte al rumore bianco. Nelle sequenze biologiche, la metrica identifica con precisione le zone codificanti, mostrando che la vita stessa si regge su vincoli di coerenza simbolica. Negli stati coscienziali, infine, la misura discrimina tra fasi stabili e consapevoli e momenti di caos o disgregazione.
In tutti i casi, la metrica si è dimostrata robusta, stabile e sensibile, confermando di poter fungere da criterio universale. Non si tratta più di intuizioni qualitative, ma di un costrutto rigoroso, fondato e validato su più domini.
Interpretazione scientifica
Dal punto di vista della Fisica Informazionale, questo risultato ha un valore fondativo. La coerenza informazionale non è un concetto estetico o una metafora culturale: è una proprietà misurabile, ancorata alle tre fasi del tempo CMDE e capace di distinguere oggettivamente tra permanenza e dissoluzione.
Dove la misura è alta, significa che l’informazione ha saputo conservare la propria forma simbolica attraverso il divenire. Dove la misura si abbassa, l’informazione si frammenta e perde continuità. Ciò che tradizionalmente chiamiamo “significato” trova così un fondamento quantitativo: il senso emerge come invariabilità di una figura simbolica sotto le trasformazioni del tempo.
Questa interpretazione è inattaccabile perché integra i tre cardini già fissati: l’unificazione di P1, la classificazione topologica di P2 e le tre fasi CMDE 4.1. Non c’è spazio per arbitrarietà: il criterio è universale, matematicamente ben definito e sperimentalmente validato.
Implicazioni teoriche e applicative
La portata di questo risultato si estende ben oltre la cornice originaria. In termini teorici, P3 sancisce che la Fisica Informazionale dispone ora di una metrica canonica, capace di operare trasversalmente a testi, immagini, biologia e coscienza. Ciò rende possibile confrontare domini che, in altre scienze, rimangono separati e incomunicabili.
In termini applicativi, la misura della coerenza apre prospettive nuove. Nei sistemi culturali, consente di valutare oggettivamente la qualità e la continuità di opere testuali e visive. Nelle scienze della vita, offre uno strumento per identificare con rigore le regioni funzionali delle sequenze genetiche. Nelle neuroscienze e negli studi sulla coscienza, permette di distinguere stati ordinati e stabili da condizioni caotiche o patologiche.
La metrica può dunque divenire un criterio operativo trasversale, utile non solo per la ricerca ma anche per applicazioni cliniche, tecnologiche e culturali. Essa definisce uno standard che mancava: la possibilità di parlare di coerenza non più in termini vaghi o soggettivi, ma come misura scientifica, validata e universale.
Conclusione
Con il Nodo P3 la Fisica Informazionale dichiara solennemente risolto il problema della misura della coerenza. È stato definito e validato un funzionale canonico, universale e inattaccabile, capace di riconoscere quando l’informazione mantiene la propria identità attraverso le trasformazioni del tempo. Questo risultato si innesta con rigore sulle basi poste da P1 e P2, rispettando i vincoli di CMDE 4.1 e consolidando la disciplina in una forma matura e autonoma.
La coerenza, da oggi, non è più solo una percezione o un’impressione soggettiva. È una grandezza misurabile, un criterio scientifico di continuità e significato. Con P3, la Fisica Informazionale compie un passo decisivo, fissando la metrica ufficiale che accompagnerà ogni futuro sviluppo.
Versione ufficiale archiviata su Zenodo (DOI: 10.5281/zenodo.17170689).